1945 – 2026 | 81° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
PAOLO MARZOCCHI
Canti del resistere
Storie di donne in lotta
Azione scenico-musicale
libretto di GUIDO BARBIERI
Katrina Osso
Aurora Rosi
Maddalena Rusconi
Costanza Stefanelli
Sara Scippe
Evgeniya Suranova
Carlotta Linetti
ENSEMBLE DEL CONSERVATORIO NICOLINI DI PIACENZA
CORO DEL LICEO CASSINARI DI PIACENZA
Commissione della Fondazione Teatri di Piacenza | prima rappresentazione assoluta
C’è un ragazzo con un basco in testa, in sella ad una bicicletta: un piede a terra, e l’altro, per gioco, posato sull’asse del manubrio. Davanti a lui, appoggiata al bastone della bicicletta, una ragazza vestita di nero, i capelli corvini, un piede a terra, una mano posata su quella del ragazzo. Sono quasi abbracciati e ridono, divertiti, guardando l’occhio della macchina fotografica. Sembrano felici. La ragazza coi capelli neri si chiama Pierina Tavani, nome di battaglia “Stella”, arruolata a diciassette anni come staffetta partigiana nella Brigata Valdarda; il ragazzo in bicicletta si chiama invece Armando Cattadori, partigiano combattente della Brigata Luigi Evangelista, morto in combattimento nel dicembre del 1944, appena un mese dopo quella fotografia. Pierina, che invece per miracolo si è salvata e la sua storia l’ha potuta raccontare, è una delle centinaia, di migliaia di adolescenti, ragazze, giovani donne che hanno svolto un ruolo decisivo, anche se spesso dimenticato, nella Guerra di Liberazione. Un fenomeno storico cruciale che per fortuna sta lentamente riemergendo dall’oblio.
“Se non ci fossero state le donne non ci sarebbe stato un movimento partigiano” – scrive ad esempio Delio Guarnieri, esponente autorevole dell’Anpi di Castell’Arquato, nella prefazione di uno studio prezioso: Donne resistenti. Il ruolo delle donne durante la lotta di liberazione nelle montagne tra il piacentino e il parmense. È una ricerca meticolosa e attenta, condotta da Fausto Ferrari, che stringe Il cono di luce – come avverte il sottotitolo – sul territorio delle colline parmensi e di quelle piacentine, con la consapevolezza però che il fenomeno riguarda l’intero arco storico e geografico della resistenza italiana. Ferrari raccoglie una serie di ritratti indimenticabili: quello di Luisa Calzetta, ad esempio, nome di Battaglia “Tigrona”, partigiana combattente uccisa dai tedeschi nel 1944, oppure quelle Lidia Gandolfi, giovanissima staffetta che ha pagato con la vita la sua missione, e infine quella di Pierina Tavani “Stella”: una galleria di testimonianze dirette che toccano tanto il passato quanto il presente, tanto la storia locale quanto la storia nazionale
Alla ricerca di Fausto Ferrari si è aggiunto di recente un altro studio prezioso: Memorie resistenti. Le donne raccontano la Resistenza nel Piacentino della giovane storica emiliana Iara Meloni e che in copertina mostra non a caso la fotografia di Pierina e Armando. La ricerca – come del resto quella di Ferrari – raccoglie una mole impressionante di testimonianze dirette e indirette sul ruolo delle donne durante gli anni della resistenza: sono circa trenta i profili che appaiono tra le pagine del libro. Voci, racconti, pensieri che gradualmente – come un obiettivo che cerca il suo fuoco – mettono in chiaro quale sia stato il ruolo reale delle donne nella resistenza. Ne emerge un quadro molto più ricco e sorprendente di quanto si possa immaginare: poche erano, ma non pochissime, le combattenti, le donne cioè che hanno preso le armi in mano. Molte moltissime, le staffette attive: le donne cioè – spesso giovanissime e che agivano di nascosto dalle famiglie – che svolgevano il ruolo di collegamento tra i centri operativi e i gruppi che agivano in collina e in montagna: recapitavano messaggi, dispacci, lettere, ordini, ma spesso anche armi leggere. Missioni rischiosissime che non a caso molte staffette hanno pagato con la vita. Ancora più numerose forse le donne che prestavano aiuto e soccorso ai partigiani: curavano le loro ferite, nutrivano chi aveva fame, nascondevano chi era in pericolo. Una rete di attività e di solidarietà fittissima, senza la quale probabilmente la guerra di liberazione avrebbe preso un altro corso.
Il nostro spettacolo intende aggiungere un ulteriore tassello al percorso di riscoperta del ruolo delle donne nella resistenza: una tessera colorata, fatta di teatro, di musica, di storie vere. ( G.B )
